venerdì 28 novembre 2014

Antonello Silverini: La città sostituita


Un giallo, anche se il colore di fondo della copertina è un marrone, una terra ocra; in evidenza una figura di profilo che richiama l’immagine dell’investigatore privato, l’occhio indiscreto di tanti romanzi hard boiled e non certo un protagonista della science-fiction e tanto meno del fantasy, a cui questo romanzo potrebbe, con una certa superficialità, essere accostato. La città sostituita è una città di cartone, in piena luce sulla prima di copertina, oscurata nella quarta. Il protagonista l’attraversa, correndo; la luce cade dall’alto e il cappello getta ombra sulla parte superiore del viso, quasi a farne una maschera, a oscurarne l’identità. Ma le ombre finiscono lì, non proseguono sulle case e non si allargano sul terreno. L’unica altra ombra è quella scura compatta che avvolge l’intera pagina retrostante. La città da ‘restituire’, nella bella definizione che le dà Carlo Pagetti nell’introduzione, non è poi diversa da quella fittizia, in piena luce. Quinte fasulle le une e le altre. Il tema è lui, il personaggio, enigma a se stesso, frustrato investigatore della propria identità, sempre più disperatamente consapevole “che il ‘reale’ da lui ricercato è fatto di illusioni, apparenze, scenari artificiali” e nient’altro. Inquietante copertina, nella sua apparente semplicità e azzeccatissima nella sua marcata estraneità all’immaginario iconografico del genere.

Venerdì 5 dicembre la copertina di "Menzogne S.P.A."

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